Scientific information and observation

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 In 1942 Asiago plateau was chosen as the mountain branch of the Padua Observatory and was fitted with a large telescope named Galileo. At the time this was the largest European telescope, having a primary mirror with a diameter of 122 centimetres. Consequently, two Schmidt telescopes were constructed close to the first dome. Finally, the Copernico telescope, having a diameter of 182 centimetres, was built at Cima Ekar, a peak just outside of Asiago.

News – MEDIA INAF

Il notiziario online dell'Istituto Nazionale di Astrofisica
  • Assodato che i led contribuiscono a non sprecare energia elettrica, gli esperti hanno dimostrato che, in alcuni casi, la ”luce del futuro” potrebbe incrementare l’inquinamento luminoso che invece si cerca di debellare. Un incremento che rischia di passare inosservato ai sensori di Viirs

  • Il rivelatore antartico di neutrini IceCube ha misurato per la prima volta la probabilità che i neutrini vengano assorbiti dalla Terra in funzione della loro energia e della quantità di materia attraversata. La misura è in accordo con il Modello Standard e apre, inoltre, la possibilità di analizzare l’interno del globo terrestre mediante queste sfuggenti particelle

  • Arriva dalla Bicocca, e in particolare dalla ricerca condotta da due esperti nella catalogazione delle frane presenti su Marte, un’ipotesi sul materiale che lubrifica lo scorrimento di ampi volumi di suolo marziano: il ghiaccio. Media Inaf ha intervistato il primo autore dello studio, Fabio De Blasio

  • Per piccina che lei sia, sempre una galassia è. Scoperto da un gruppo di astronomi tra cui Vincenzo Testa dell'Inaf il luogo dove è esplosa Sn2015J, uno tra gli eventi più luminosi nei raggi X mai osservati finora

  • Uno studio su Nature Geoscience mostra come le venature stagionali rilevate su alcuni pendii della superficie marziana, precedentemente descritte come un possibile segno della presenza di acqua corrente, vengano ora più verosimilmente attribuite allo scorrere di sabbia asciutta. I risultati evidenziano come queste regioni siano troppo secche per il prosperarsi della vita microbica

  • In viaggio tra un pianeta e l’altro a bordo di polvere spaziale: così potrebbe diffondersi la vita, suggerisce uno studio dell’Università di Edimburgo. E microrganismi terrestri potenzialmente in grado di sopravvivere a lunghi viaggi verso nuovi mondi non ne mancano: per esempio, i tardigradi

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