GALASSIE ATTIVE (AGN)

L'attività nucleare è un ingrediente fondamentale per capire la storia di formazione delle galassie. Essa è manifestata dalla presenza di buchi neri di grande massa che si trovano in uno stato di inatività al centro di molte (forse tutte) le galassie che contengono una sicnificativa comonente sferoidale. Le molte similarità tra le proprietà globali della galassie attive e non attive indicano che vi è stata una  origine comune per entrambe indipendentemente dalla presenza di attività nel nucleo. Per caratterizzare le regioni nella sfera di influenza di questi buchi neri di grande massa si studiano le relazioni tra le proprietà delle galassie e la massa del buco nero e come questa evolve con il tempo su scala cosmologica.

All'OAPD si fanno questi studi per galassie a grandi distanze (alti redshift) utilizzando le osservazioni di altissima qualità ottenute con VLT e HST.

Le immagini così ottenute permettono di tracciare l'evoluzione della relazione tra la massa del buco nero e quella della galassia ospite per capire l'esatto ruolo che la formazione dei buchi neri nel nucleo hanno nella formazione ed evoluzione delle galassie.  Questi studi si confrontano con quelli fatti su radiogalassie nell'Universo vicino (basso redshift) che permettono di determinare il piano fondamentale delle RG e confrontarlo con quello delle normali galassie ellittiche passive.

La fenomenologia globale degli AGN viene anche studiata utilizzando le molteplici proprietà spettrali (esempio emissione del continuo e delle righe di emissione ). Questo studio permette di ricavare informazioni fondamentali sulla struttura e le condizioni fisiche e dinamiche  delle regioni che emettono radiazionne in vicinanza del buco nero al centro dell'AGN.   

News – MEDIA INAF

Il notiziario online dell'Istituto Nazionale di Astrofisica
  • Il board della National Science Foundation ha dato il via libera al mantenimento in vita dell’Osservatorio, assicurando così il proprio finanziamento – seppur con una progressiva riduzione piuttosto drastica – alle attività scientifiche del grande radiotelescopio

  • Che la velocità della luce nel vuoto fosse la stessa per tutti i fotoni è da sempre uno dei pilastri della fisica e della relatività. Ma alcune teorie alternative non la vedono così. I risultati dello studio di un gruppo di ricercatori guidato da Maria Grazia Bernardini forniscono un nuovo limite sull'energia dei fotoni oltre il quale gli effetti di gravità quantistica diventano importanti

  • Questi oggetti unici nel nostro universo racchiudono una massa pari a poco più di quella del Sole in una regione molto piccola, per questo hanno una densità enorme. Un gruppo di scienziati finlandesi è riuscito a definire con estrema precisione il raggio di una stella di neutroni

  • Il fulmine è un fenomeno atmosferico tanto usuale quanto ancora misterioso, sotto diversi aspetti. Una rete giapponese di rivelatori per raggi gamma ha ora svelato come i fulmini possano produrre radioisotopi e antimateria. Con il commento di Martino Marisaldi dell’Università di Bergen

  • Assodato che i led contribuiscono a non sprecare energia elettrica, gli esperti hanno dimostrato che, in alcuni casi, la ”luce del futuro” potrebbe incrementare l’inquinamento luminoso che invece si cerca di debellare. Un aumento che rischia di passare inosservato ai sensori di Viirs

  • Il rivelatore antartico di neutrini IceCube ha misurato per la prima volta la probabilità che i neutrini vengano assorbiti dalla Terra in funzione della loro energia e della quantità di materia attraversata. La misura è in accordo con il Modello Standard e apre, inoltre, la possibilità di analizzare l’interno del globo terrestre mediante queste sfuggenti particelle

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