Il telescopio Copernico

180 2
180 costr
D 180 5
D 180 14
IN180 29

L'idea di costruire un nuovo telescopio di più grandi dimensioni rispetto allo storico Galileo, il 122 cm, venne a Leonida Rosino alla fine degli anni sessanta. L'estensione delle ricerche a oggetti celesti sempre più deboli e lontani imponeva infatti l'impiego di uno strumento più potente, per mantenere l'Osservatorio di Asiago in linea con i maggiori istituti astronomici d'Europa. Già a quel tempo l'espansione urbanistica di Asiago aveva iniziato a danneggiare notevolmente il lavoro notturno dei telescopi e la scelta del sito per il nuovo strumento fu di conseguenza una decisione molto dibattuta.
Per sottrarsi al disturbo dell'illuminazione notturna sarebbe stato necessario allontanarsi il più possibile dai centri abitati dell'Altopiano, d'altra parte il progetto per un nuovo telescopio richiedeva un notevole impegno finanziario in un periodo di ristrettezze economiche, specie per la ricerca scientifica.
La scelta del sito ove collocare il nuovo telescopio doveva quindi bilanciare il vantaggio di avere già a disposizione ad Asiago gli uffici, le abitazioni per gli astronomi e le attrezzate officine meccaniche, con lo svantaggio di un paese in continua crescita per l'incremento del turismo, la spregiudicata speculazione edilizia e il conseguente continuo peggioramento del cielo notturno: erano ormai lontani gli anni della costruzione del 122 cm, quando il Commissario Prefettizio di Asiago Cunico, nel suo discorso inaugurale, aveva elogiato la  meravigliosa limpidezza dei cieli di Asiago.
La decisione da prendere era davvero importante e Rosino nell'estate del 1969 chiamò in riunione tutti gli astronomi di Asiago per sentire diverse opinioni e condividire con i colleghi una scelta davvero importante. Venne così deciso di collocare il nuovo strumento a Cima Ekar, a 1370 metri di quota, in un luogo a circa 5 km in linea d'aria da Asiago e quindi un po' riparato dalle luci dei paesi, ma allo stesso tempo facilmente raggiugibile dalla sede dei Pennar. Le difficoltà finanziarie pesarono non poco su questa scelta. Partì in questo modo il progetto del telescopio di 182 cm, che divenne ed è tuttora il più grande strumento che opera in Italia, mentre il primato di maggiore telescopio italiano spetta oggi al Telescopio Nazionale Galileo (TNG), costruito nell'isola di La Palma, Canarie.

LA COSTRUZIONE

Il progetto per la realizzazione del 182 cm richiese un notevole impegno da parte di tutto il personale tecnico dell'Osservatorio: proprio perchè le disponibilità economiche erano limitate e nessuna speciale assegnazione fu concessa per la costruzione del telescopio, si decise di fare il più possibile in casa, con mezzi più o meno artigianali. Non fu cosa da poco, ma la grande competenza e professionalità dei tecnici di Asiago e l'esperienza acquisita precedentemente nella costruzione dei due telescopi Schmidt furono essenziali per l'ottima riuscita dell'impresa.
Tutte le operazioni di costruzione dell'intero complesso, dalla gettata del pilastro, alla messa in opera del telescopio, dall'attrezzatura dei laboratori al collaudo della parti ottiche, coinvolsero tecnici ed astronomi dell'Osservatorio di Padova-Asiago. L'intera montatura meccanica fu studiata dai tecnici di Asiago: Galazzi, Pertile e Rigoni, i quali lavorarono poi fianco a fianco con il personale della Ditta Sarti di Bologna per la costruzione e l'assemblaggio delle diverse parti. Ruggero Stagni progettò lo schema dei movimenti del telescopio e l'impianto elettrico, avvalendosi anche della consulenza di Sandro Centro, dell'Istituto di Fisica e dei tecnici Corà e Mosele. La scelta delle ottiche, del sistema di puntamento e i collaudi finali furono seguiti da Cesare Barbieri.

L'EDIFICIO

Il fabbricato che contiene il telescopio fu progettato dagli architetti Cornoldi e Marcato.
La costruzione è sormontata da una cupola in acciaio inossidabile, del diametro esterno di 16 metri. L'apertura dei portelloni della cupola avviene con un impianto oleodinamico.
Una grande botola sul piano osservativo comunica con il sottostante locale di alluminatura dove è situata la campana a vuoto della ditta Balzers. Sotto al piano di osservazione vi erano anche le camere oscure, non più in uso dopo il passaggio dalla lastra fotografico al CCD, avvenuta nel 1988.

Cronaca dei lavori: la prima opera eseguita a Cima Ekar fu il pilastro centrale, sostegno del telescopio, che emergeva dal terreno circostante per un'altezza di circa 4 metri. La struttura è a camere riempite di sabbia e ghiaia, per ammortizzare eventuali vibrazioni. Il pilastro fu terminato nell'ottobre del 1970.
Nella primavera del 1971 ebbero inizio i lavori per la costruzione dell'edificio di sostegno della cupola, costruito attorno al pilastro già in sito.
Nel maggio del 1972 iniziarono i lavori di montaggio della cupola metallica, portati a termine sei mesi dopo, ad eccezione del rivestimento interno. Nel dicembre dello stesso anno l'edificio era completamente abitabile e tecnicamente fruibile.

LE OTTICHE

Al momento della scelta del telescopio si discusse sulla opportunità di realizzare un telescopio parabolico o Ritchey-Chretien, alla fine si decise per la prima opzione e per una montatura equatoriale a forcella.
Lo specchio primario parabolico di 1.82 metri e gli specchi secondari furono realizzati dalla Ditta Grubb Parsons di Newcastle, Inghilterra, in circa due anni. Finita la lavorazione lo specchio primario fu esaminato in una torre della stessa ditta eseguendo il test classico di Foucault e un test interferometrico. I test misero in evidenza uno stretto difetto al bordo su un anello largo circa 46 mm, difetto che non venne però ritoccato perchè la luce dell'anello nonsuperava il 10% del totale e perchè vi era la possibilità di peggiorare la situazione. In ogni caso la bontà dell'ottica superava le specifiche. Finita la lavorazione lo specchio fu inviato all'Osservatorio Reale di Herstmonceux Castle per l'alluminatura da dove partì per Asiago, via mare.

 Caratteristiche degli specchi

 M1  f/3 M2  f/9
 Peso   1500 Kg  Peso  67.4 Kg
 Diametro   1820 mm  Diametro  580.0 mm
 Spessore al bordo   300 mm  Spessore al bordo  110.3 mm
 Diametro foro centrale   383 mm  Raggio di curvatura  4592 mm
 Raggio di curvatura   10840 mm  Distanza M1-M2  3855 mm
 Lungezza focale   5393 mm  Corsa max  30 mm
  Sagitta   38 mm

PARTI MECCANICHE

L'asse orario fu fuso in acciaio a profilo tronco conico; la forcella è una struttura di lamiere di ferro spesse 20 mm che va ad appoggiarsi sul basamento del pilastro. Tutti i pezzi furono progettati dai tecnici di Asiago e costruiti presso le officine della Meccanica Sarti di Bologna.

L'ASSEMBLAGGIO A CIMA EKAR

Il telescopio fu trasportato a Cima Ekar, a cupola quasi ultimata, nel luglio del 1972. Il trasporto dei pezzi meccanici ed in particolare dello specchio fu una fase particolarmente delicata, a causa del fondo sconnesso della stretta strada sterrata che conduceva ad Ekar.
Lo strumento fu smontato il quattro pezzi: il basamento, il supporto con tutto l'asse orario, la forcella e la culatta. I pezzi furono sollevati sopra alla cupola metallica e introdotti nell'edificio attraverso i due portelloni. Completata la cupola, furono sistemate le ottiche, effettuate varie prove dei movimenti e del bilanciamento dei pesi. La notte dell'8 marzo 1973 fu ottenuta la prima fotografia (la nebulosa di Orione, M42).

L'INAUGURAZIONE

Nell'anno in cui il nuovo strumento di Cima Ekar fu portato a compimento cadeva il V centenario della nascita di Nicolò Copernico. L'Università di Padova e l'Osservatorio Astronomico vollero conferire un particolare rilievo alle celebrazioni di questo avvenimento, dedicando al grande scienziato polacco il telescopio di 182 cm.
L'Università e l'Osservatorio Astronomico di Padova avevano motivi particolari per ricordare con solennità la figura di Copernico: tra il 1496 e il 1503 Copernico soggiornò e studiò in varie città italiane, stabilendo stretti legami con le Università di Bologna, Roma, Padova e Ferrara, in particolare tra il 1501 e il 1503 egli frequentò l'Università patavina quale studente in medicina. Fu proprio nel periodo padovano che Copernico portò a piena maturazione il suo pensiero filosofico e scientifico, pensiero che avrebbe poi dato origine ad una delle più grandi rivoluzioni scientifiche, e che trovò formulazione definitiva nel De Revolutionibus Orbium Caelestium.
Le manifestazioni furono articolate in tre giornate: a Padova, a Verona, ad Asiago, e si conclusero con l'inaugurazione del nuovo Osservatorio di Cima Ekar, succursale dell'Osservatorio di Padova, e la dedica a Copernico del grandetelescopio di 182 cm, il maggiore esistente in Italia e uno dei massimi in Europa.
L'inaugurazione avvenne il 16 giugno del 1973, cui fece seguito nei giorni 17 e 18 giugno una riunione scientifica a Cima Ekar a carattere internazionale.
Nel discorso inaugurale Leonida Rosino ripercorse le tappe della realizzazione del telescopio Copernico. Egli ricordò i contributi dati dal telescopio Galileo, il 122 cm inaugurato nel 1942:
"... trecentocinquanta pubblicazioni scientifiche, spesso e ampiamente citate in Riviste internazionali, testimoniano del lavoro compiuto ..." e dai due telescopi Schmidt:... con questi strumenti sono state scoperte tra l'altro 20 supernove, alcune delle quali di eccezionale interesse, e ne sono state studiate molte altre, portando così un contributo non trascurabile alla conoscenza di tali misteriosi oggetti celesti. Ma i programmi ovviamente non si sono circoscritti al solo studio delle supernove ... basterà qui citare le ricerche sul pianeta Plutone, che hanno destato molto interesse anche all'estero, e la scoperta delle galassie Maffei ..."
Nelle parole di Rosino vi è molta preoccupazione per il proliferare delle luci di Asiago che già allora rendevano sempre più difficili le condizioni di lavoro:
"A differenza di quanto avviene in altri paesi dell'Est e dell'Ovest lo Stato italiano (è una amara constatazione) non protegge gli impianti per cui ha speso centinaia di milioni, e il risultato è che il proliferare di luci, che facilmente potrebbero essere attenuate o schermate, riduce considerevolmente l'efficienza dei nostri maggiori strumenti ..."
Nella progettazione e realizzazione del nuovo strumento, come già ricordato, ebbero un ruolo di primo piano gli esperti tecnici di Asiago, che già erano stati protagonisti nella realizzazione dei due Schmidt.
"Confesso che è stato motivo di non poca soddisfazione per tutti noi l'essere giunti da soli al compimento di un'opera tanto impegnativa, realizzando tra l'altro un'economia di centinaia di milioni, rispetto al costo d'un telescopio di pari potenza progettato e fornito da ditte specializzate", affermò Rosino alla fine del suo discorso, ringraziando quanti, tecnici ed astronomi, avevano reso possibile questa impresa.

Il discorso inaugurale del prof. Leonida Rosino. (pdf) (doc)

 

IL LAVORO SCIENTIFICO

Il nuovo telescopio venne utilizzato fin dall'inizio sia per la fotografia diretta che per la spettroscopia. La sua lunga focale, di sedici metri, consentì di ottenere fin dalle prime lastre delle immagini a grande scala che permettevano di vedere dettagli di oggetti celesti estesi, come galassie e nebulose, e di risolvere sistemi stellari compatti come gli ammassi globulari.
Lo spettrografo a reticolo a bassa dispersione Boller&Chivens (B&C) fu subito acquistato ed utilizzato gà a partire dal settembre del 1973. Anche la spettroscopia ad alta dispersione rientrava tra i progetti dell'Osservatorio e ben presto fu  acquistato uno spettrografo di tipo Echelle REOSC, tuttora uno dei migliori strumenti al 182 cm di Cima Ekar.
In seguito lo spettrografo a bassa risoluzione (oggi al fuoco Cassegrain del telescopio Galileo 122 cm) e la camera furono sostituiti da AFOSC (Asiago Faint Object Spectrograph and Camera), strumento con il quale si possono realizzare immagini oppure operare  in modalità spettroscopica (informazioni tecniche sugli strumenti che operano al telescopio Copernico: qui)
Le prime osservazioni furono eseguite con emulsione fotografica, sia in fotografia diretta che in spettrografia con l'ausilio di intensificatori di immagini. Il passaggio dalla lastra fotografica a CCD avvenne all'inizio del 1984, ma il primo rivelatore a stato solido montato al telescopio Copernico (spettrografo B&C) fu un RETICON (self scanned photo diode array) che risale al 1978.

Il numero di osservazioni effettuate con il 182 cm con emulsione fotografica è il  seguente:

modalità numero prima lastra
ultima lastra
 fotografia diretta   3870   8/3/1973   21/9/89
 spettroscopia   4301   6/9/73   4/1/88

 

back

 L'idea di costruire un nuovo telescopio di più grandi dimensioni rispetto allo storico Galileo, il 122 cm, venne a Leonida Rosino alla fine degli anni sessanta. L'estensione delle ricerche a oggetti celesti sempre più deboli e lontani imponeva infatti l'impiego di uno strumento più potente, per mantenere l'Osservatorio di Asiago in linea con i maggiori istituti astronomici d'Europa. Già a quel tempo l'espansione urbanistica di Asiago aveva iniziato a danneggiare notevolmente il lavoro notturno dei telescopi e la scelta del sito per il nuovo strumento fu di conseguenza una decisione molto dibattuta.
Per sottrarsi al disturbo dell'illuminazione notturna sarebbe stato necessario allontanarsi il più possibile dai centri abitati dell'Altopiano, d'altra parte il progetto per un nuovo telescopio richiedeva un notevole impegno finanziario in un periodo di ristrettezze economiche, specie per la ricerca scientifica.
La scelta del sito ove collocare il nuovo telescopio doveva quindi bilanciare il vantaggio di avere già a disposizione ad Asiago gli uffici, le abitazioni per gli astronomi e le attrezzate officine meccaniche, con lo svantaggio di un paese in continua crescita per l'incremento del turismo, la spregiudicata speculazione edilizia e il conseguente continuo peggioramento del cielo notturno: erano ormai lontani gli anni della costruzione del 122 cm, quando il Commissario Prefettizio di Asiago Cunico, nel suo discorso inaugurale, aveva elogiato la  meravigliosa limpidezza dei cieli di Asiago.
La decisione da prendere era davvero importante e Rosino nell'estate del 1969 chiamò in riunione tutti gli astronomi di Asiago per sentire diverse opinioni e condividire con i colleghi una scelta davvero importante. Venne così deciso di collocare il nuovo strumento a Cima Ekar, a 1370 metri di quota, in un luogo a circa 5 km in linea d'aria da Asiago e quindi un po' riparato dalle luci dei paesi, ma allo stesso tempo facilmente raggiugibile dalla sede dei Pennar. Le difficoltà finanziarie pesarono non poco su questa scelta. Partì in questo modo il progetto del telescopio di 182 cm, che divenne ed è tuttora il più grande strumento che opera in Italia, mentre il primato di maggiore telescopio italiano spetta oggi al
Telescopio Nazionale Galileo (TNG), costruito nell'isola di La Palma, Canarie.

Vai all'inizio della pagina

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of the site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information