Lo stereotipo dello scienziato è ormai immutabile o sta cambiando da qualche decennio a questa parte? E in quale misura i mezzi di comunicazione di massa influenzano l’immaginario dei più giovani? A queste domande ha provato a risponder eun gruppo di ricercatori padovani con un’inchiesta svolta tra alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado. Dai loro disegni spunta qualche novità
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Le bambine dell’ultimissima generazione (6-8 anni) sembrano credere più delle altre nella possibilità di una carriera scientifica per le donne. I loro disegni infatti rappresentano con maggiore frequenza rispetto alle ragazze più grandi donne scienziato, chimico o astronomo.
Al contrario, la percezione che i bambini e i ragazzi hanno delle figure che lavorano nella scienza non subisce alcun mutamento rilevante nelle tre fasce di età: i maschi di tutte le classi continuano a rappresentare con una percentuale piuttosto costante scienziati, chimici e astronomi, che nel 90% circa dei casi sono uomini.
Questi dati confermano la tendenza registrata anche in campo internazionale. Difficile dire se, come auspicabile, l’apertura femminile veso la scienza che si coglie nelle rappresentazioni delle bambine indichi un vero e proprio mutamento generazionale o se piuttosto sia un effetto dettato dalle esperienze di vita, secondo il quale crescendo si rinforza nell’immaginario la percezione che lo scienziato sia prevalentemente uomo.
Solo un’analisi longitudinale, ovvero una ricerca simile ripetuta a distanza di anni, potrebbe fornire un buon termine di paragone e dare una risposta netta a questo interrogativo ancora aperto.