| Un Noberl celeste | ||
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La notizia è di quelle che fanno piacere: è un italiano, Riccardo Giacconi, il vincitore del premio Nobel per la fisica di quest'anno. Con lui sono stati premiati l'americano Davis e il giapponese Koshiba, per i loro studi sui neutrini cosmici. Dopo essersi trasferito negli Stati Uniti alla fine degli anni '50, Giacconi si è dedicato allo studio del cielo in raggi X, aprendo la strada a un nuovo tipo di astronomia. |
Riccardo Giacconi | |
Immagine di un'area di cielo in raggi X ripresa dal telescopio Chandra |
Fu lui a scoprire nel 1962, insieme a Bruno Rossi e altri scienziati, la prima sorgente di raggi X esterna al Sistema Solare. Da allora, Giacconi ha diretto alcuni dei più importanti progetti di osservazione satellitare del cielo alle alte energie. Il primo fu il satellite UHURU, nel 1970, mentre l'ultimo in ordine di tempo è Chandra, l'osservatorio a raggi X lanciato tre anni fa dalla Nasa. Grazie a queste ricerche abbiamo imparato molto sulle supernovae, le stelle di neutroni, i buchi neri e la materia oscura. | |
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Questo Nobel corona una lunga carriera, segnata da importanti contributi alla ricerca e alla divulgazione e da incarichi di alto rilievo. Giacconi è stato direttore dello Space Telescope Science Institute e direttore generale dell'ESO. Insieme alla soddisfazione, però, ci resta una punta di amarezza. Il riconoscimento a questo grande astrofisico italiano ripropone una volta di più il problema della fuga dei cervelli. Un problema non solo di risorse e tecnologia, ma anche e soprattutto culturale. |
La sonda UHURU, il primo satellite dedicato allo studio delle sorgenti cosmiche di raggi X | |
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Melania Brolis | |
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