In occasione della Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne, istituita dalle Nazioni Unite nel 1999, l'INAF - Osservatorio Astronomico di Padova ha ospitato un seminario sul tema. L'evento ha visto la partecipazione della Dott.ssa Anna Fasano, membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Giulia Cecchettin e già autorevole Presidente di Banca Etica.
Il seminario puntava ad espandere la comprensione del fenomeno della violenza di genere, affrontando le sue radici più profonde: quelle strutturali e socio economiche, spesso invisibili ma determinanti.
L'analisi della Dott.ssa Fasano ha invitato a superare l'interpretazione unidimensionale della violenza, la quale, come spesso si riscontra nelle notizie di cronaca, tende a concentrare l'attenzione prevalentemente sugli atti di violenza fisica.
Il fenomeno della violenza contro le donne è un fenomeno complesso che si manifesta in molteplici dimensioni, certamente quella fisica ed emotivo-psicologica ma anche quella legata alla quotidianità professionale e familiare. L'approccio proposto è stato quello di leggere queste diverse forme in una visione olistica, riconoscendo che, proprio come le persone sono composte da molteplici elementi, così esistono purtroppo molteplici forme di violenza che interagiscono tra loro.
La missione promossa dalla Fondazione Giulia Cecchettin risiede in questo percorso di consapevolezza: dare "voce e parola non solo alle tante Giulia, ma dar parola a ciascuna e a ciascuno di noi"
Uno degli elementi centrali e più urgenti riguarda la violenza economica. "La violenza economica è, in questo momento, la meno indagata ma è quella dove le altre forme di violenza possono maturare", ha dichiarato la relatrice. "L'assenza di risorse, di un conto corrente proprio, impedisce alla donna di poter contemplare la fuga e la denuncia."
L'analisi indica che la privazione delle risorse monetarie e l'esclusione dai circuiti finanziari creano le condizioni sistemiche per la perpetrazione di altre forme di abuso. In termini strutturali, la violenza economica costituisce un vero e proprio "terreno fertile per tutte le altre violenze".
La mancanza di autonomia finanziaria non è un semplice disagio, ma agisce come un meccanismo di controllo totale privando la donna della libertà. L'assenza di risorse proprie, di un conto corrente o di una storia creditizia, impedisce alla donna di poter contemplare e quindi di intraprendere un percorso di fuga e denuncia, mantenendola in una condizione di dipendenza coatta e di fragilità. Di conseguenza, qualsiasi strategia efficace di contrasto alla violenza deve necessariamente includere l'emancipazione finanziaria e il sostegno economico per garantire l'autonomia necessaria a rompere il ciclo dell'abuso.
I dati relativi all'indipendenza finanziaria in Italia sono un campanello d'allarme:
Circa il 20% delle donne italiane non possiede un proprio conto corrente personale (un dato che altre indagini portano fino al 37%), rispetto a un 5% degli uomini.
Solo il 20% del credito complessivo erogato in Italia viene destinato alle donne, un Gender Credit Gap che ostacola l'imprenditoria femminile e l'autonomia di investimento.
Questa esclusione finanziaria non è un semplice disagio, ma un meccanismo di controllo totale che rende la vittima dipendente e incapace di spezzare il ciclo di abuso.
Tale situazione è esacerbata dalla lacuna in termini di educazione finanziaria. L'Italia registra un punteggio di alfabetizzazione finanziaria insufficiente (59/100), nettamente inferiore alla media europea (65/100, sufficiente). La scarsa conoscenza finanziaria aumenta la propensione alla delega totale e l'incapacità di riconoscere o contrastare i fenomeni di controllo economico.
Il seminario ha toccato anche i dati del numero di pubblica utilità 1522, che nel 2024 ha registrato un aumento del 57% delle chiamate, con un picco di 52.000 segnalazioni post-2023.
Eppure, dietro questo aumento di consapevolezza, si nasconde un’amara verità:
La Flessione delle Denunce Valide: Nonostante l'incremento delle richieste di aiuto, si registra una successiva diminuzione delle "chiamate valide" (quelle che portano a un intervento formale). Questo calo è interpretato come una "ritirata" da parte di donne che, senza autonomia economica e supporto logistico, non hanno il coraggio di portare fino in fondo il percorso di denuncia.
L'Efficacia della Relazione: L'esperienza del Veneto, con 26 Centri Antiviolenza (CAV) e 31 Case Rifugio, dimostra che i contatti con questi centri sono stati circa sette volte superiori alle chiamate al 1522. Questo conferma che la "relazione" e il presidio fisico del supporto sono vitali per trasformare la paura in azione.
Un dato fondamentale sfata i pregiudizi: i CAV sono frequentati anche da donne con "alta cultura" e "riconosciuta posizione sociale", dimostrando che la vulnerabilità è trasversale a ogni strato socioeconomico.
Le disparità retributive e la segregazione lavorativa si rivelano il fondamento strutturale della dipendenza. L'Italia presenta uno dei Gender Employment Gap più elevati in Europa, con un divario quasi doppio rispetto alla media UE (sotto il 10%).
Le radici di questa disuguaglianza sono chiare:
Part-Time Involontario: Il tasso di part-time femminile in Italia è il più alto d'Europa (31%), e circa un terzo di questo lavoro a orario ridotto è involontario.
Il Carico della Cura: Le donne dedicano in media 4 ore e 37 minuti al giorno al lavoro domestico e alla cura non retribuita, contro 1 ora e 48 minuti spesi dagli uomini.
L'Impatto della Maternità: Il risultato è un sistema che non è "concepito attorno alla gestione e cura delle persone", portando una madre su cinque, nel contesto delle opportunità createsi nel 2025, ad abbandonare permanentemente il proprio lavoro.
Queste interruzioni e la segregazione occupazionale (le donne sono concentrate in 21 professioni principali contro le 53 degli uomini) generano un Gender Pay Gap che, combinato con la bassa presenza femminile nei ruoli esecutivi (solo il 2% dei CEO), si traduce in una "pensione minore" e una fragilità cronica in età avanzata.
L'introduzione della Legge Golfo-Mosca nel 2011, che imponeva quote di rappresentanza di genere (oggi al 40%) nei Consigli di Amministrazione (CdA) delle società quotate e pubbliche, ha certamente aumentato la presenza femminile nei CdA. Tuttavia, l'efficacia non è stata "pervasiva" sui ruoli esecutivi.
Un'analisi qualitativa dei ruoli occupati dalle donne nei CdA strutturati rivela una tendenza chiara: le donne vengono prevalentemente assegnate a ruoli accademici o di "presidio" (oversight), quali Risk, Compliance, Audit, Governance e Remunerazione.
Queste posizioni, sebbene cruciali, non sono equivalenti ai ruoli di "sviluppo" e, soprattutto, ai posti all'interno dei comitati esecutivi. La Dott.ssa Fasano ha specificato che le decisioni strategiche di sviluppo vengono prese in questi luoghi esecutivi, dove la rappresentanza femminile resta scarsa. Questa "leadership silente," confinata ai ruoli di controllo anziché di direzione strategica, ostacola la reale incidenza delle donne nelle politiche aziendali.
La parità economica è lontana: le proiezioni attuali stimano che si raggiungerà solo tra 129 anni.
Di fronte a un modello culturale e professionale "calibrato sulla figura del lavoratore illimitato, storicamente maschile", la Dott.ssa Fasano ha illustrato le strategie necessarie per un cambiamento sistemico:
Trasparenza Retributiva Obbligatoria: La Direttiva UE 2023/970, da recepire entro il 2026, imporrà alle aziende di pubblicare le remunerazioni per ruolo, oggettivando il valore professionale e consentendo alle vittime di discriminazione di chiedere il risarcimento.
Prevenzione Culturale a Lungo Termine: La prevenzione deve partire dalle basi. L'esempio della Spagna, che investendo in piani di prevenzione primaria (scuole e luoghi di lavoro) ha mappato una riduzione del 30% dei femminicidi in 20 anni, dimostra che il cambiamento del modello culturale non è immediato, ma è l'unica via per risultati duraturi. La Fondazione Cecchettin si impegna nella formazione nelle scuole (già a partire dai 3-6 anni) per "seminare elementi di affettività diffusa".
L'Allargamento della Rete: Poiché i segnali di violenza economica emergono in ambiti non tradizionali, la Fondazione ha lavorato per coinvolgere Commercialisti e CAF (Centri di Assistenza Fiscale). L'obiettivo è formarli a "cogliere i segnali, indirizzare e veicolare" le vittime verso i Centri Antiviolenza, trasformando un potenziale spazio di tensione (come la gestione finanziaria) in un luogo di dialogo e liberazione.
L'analisi multidimensionale presentata dalla Dott.ssa Fasano ha chiarito che la violenza di genere in Italia è profondamente radicata in disuguaglianze strutturali che vanno oltre la singola casistica criminale. L'autonomia finanziaria è la chiave di volta per garantire la libertà di fuga e per spezzare il legame di dipendenza che alimenta il ciclo di abuso.
La prospettiva a lungo termine sulla parità (stimata in 129 anni) richiede di trasformare la speranza in un impegno concreto e costante. Un rischio emergente è rappresentato dai nuovi "luoghi di potere" nel mondo Hi-Tech e digitale. Questi settori, dominati prevalentemente dal genere maschile, generano algoritmi predittivi che influenzeranno le future politiche.
La Dott.ssa Fasano ha avvertito che se questi modelli predittivi si basano sui dati storici di disuguaglianza (ad esempio, replicando la situazione in cui le donne ricevono solo il 20% del credito), l'algoritmo continuerà a replicare e consolidare tale disuguaglianza nel futuro. Per ottenere un cambiamento effettivo, è necessario introdurre un elemento correttivo che riconosca l'esigenza di un modello diverso, non limitandosi a replicare le ingiustizie del passato.
Il cambiamento strutturale richiede un "dialogo alla pari", che si estenda non solo tra uomo e donna, ma anche tra diverse esperienze e origini. È essenziale riconoscere che il problema della violenza è diffuso: se non appartiene direttamente a un individuo, "certamente appartiene a qualcuno che si conosce".
L'appello conclusivo alla comunità è stato quello di porsi in una "posizione di ascolto" attivo, sia di sé stessi che degli altri, e di permettere che i "semi piantati" dal lavoro di consapevolezza possano "fermentare". Non è necessario risolvere individualmente tutte le problematiche sociali, ma è indispensabile creare una cultura in cui i segnali vengano colti, i pregiudizi decostruiti e le vittime indirizzate con competenza verso i percorsi di autonomia e liberazione.